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La memoria è il futuro

L'apertura alla libertà dei cancelli di Auschwitz, il 27 gennaio di sessant'anni fa, è uno dei momenti simbolici più significativi del mondo moderno. Ricordarlo, come accade in questi giorni in ogni ambito del sistema informativo ed educativo, è un dovere oltre che un atto di giustizia nei confronti delle milioni di persone assassinate e perseguitate dal nazismo e dalle leggi razziali fasciste, ebrei in primo luogo.
E sbaglia chi crede si tratti di una semplice commemorazione, di un atto cerimoniale destinato a perpetuarsi come una pur rispettabile "festa comandata" in cui i contenuti tendono a sbiadirsi. Sbaglia, chi non capisce che la Giornata della Memoria non è mai stata così attuale: terrorismi, guerre, stragi, genocidi dovuti a conflitti e malattie figlie anche delle privazioni sono, purtroppo, il nostro pane quotidiano. Non bisogna abbassare la guardia rispetto a chi continua a proporre falsi miti razziali, a chi addirittura nega che certi fatti siano mai accaduti nelle proporzioni che conosciamo, come ci confermano anche certe dichiarazioni di questi giorni.
I cancelli di Auschwitz sono lì a ricordarci chi siamo, che cosa sia potuto nascere anche nella civilissima Europa. L'Emilia-Romagna ha perso tanti suoi figli nella Shoah e nella lotta per combattere la follia ideologica che la ispirava. Ma soprattutto, questa regione vuole dimostrare che si può e si deve lavorare ad un processo di crescita, di vita, che abbia come fondamento la forza dei valori di una comunità contro l'ottusità della violenza. E' in questo spirito che l'Emilia-Romagna ospita esperienze di pace, come ad esempio la Scuola di Monte Sole, per farne il sale di un futuro di convivenza tra religioni e culture diverse.

firma di Vasco Errani

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