i corsivi
Il dramma che in queste ore stiamo vivendo con la strage di innocenti a Beslan, in Ossezia, ci fa riflettere ancora una volta sull'assoluta urgenza di lavorare per un mondo più sicuro e di pace. E quindi per un impegno rigoroso contro fondamentalismi e violenza, contro il terrorismo globale, vero crimine contro l'umanità. Ci fa riflettere sull'esigenza di costruire - nel nostro piccolo - una società civile giusta e solidale, in cui persone di diversa provenienza e cultura possano convivere pacificamente e in sicurezza, con uguali diritti e doveri. Io sono convinto che, come ha detto il presidente Ciampi, lo scontro tra civiltà e culture sia una prospettiva evitabile. Partendo ad esempio dalle scuole, dall'educazione alla tolleranza e al rispetto reciproco. Ma come far crescere la comprensione e contrastare la logica che vede "l'altro" come nemico?
In Emilia-Romagna si sta facendo molto, da anni, per tendere verso questo obiettivo, non solo nei confronti dei tanti cittadini provenienti da paesi di religione a maggioranza islamica ma per tutti.
In questo momento dell'anno, in cui partono le lezioni nelle scuole, possiamo sottolineare che circa il 50 per cento delle risorse che destiniamo ai Comuni per l'integrazione sociale sono rivolte ai piccoli nuovi cittadini immigrati. E parliamo di circa 2 milioni di euro l'anno. Perché è nella scuola che si decide il futuro di una società tollerante e multiculturale, e l'Emilia-Romagna è la prima regione in Italia per numero di bimbi immigrati che frequentano gli istituti scolastici: saranno oltre il 7 per cento nell'anno in corso. Un dato importante, su cui riflettere e confrontarsi, evitando le contrapposizioni inutili. Gli amministratori locali della regione lo hanno capito e negli ultimi tre anni gli sportelli di sostegno all'immigrazione sono passati da poche unità a 128, un terzo dei Comuni della regione.
Queste, così come tante altre, sono le nostre politiche per l'integrazione, per una comunità che sia unita e solidale. E soprattutto per far sì che ogni cittadino dell'Emilia-Romagna abbia pari diritti e opportunità, anche quei nuovi cittadini che hanno scelto la nostra regione per vivere e lavorare, accettando di rispettare le regole di convivenza civile.