Il presidente della Regione Emilia-Romagna - Torna alla home
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Ecco il federalismo che vogliamo

Cresce la disaffezione dei cittadini verso il federalismo? Così parrebbe leggendo sui giornali le risposte ad alcuni recenti sondaggi. Il risultato non mi sorprende e mi suggerisce due considerazioni, una negativa e l'altra positiva. La prima. In questi giorni si parla più di "devolution" che di federalismo: ed è in corso un braccio di ferro tutto interno al Governo che penso interessi poco agli italiani se non per il timore di vedere diritti fondamentali (alla salute, alla scuola, alla sicurezza) spezzettati regione per regione. Ma questo non sarebbe federalismo, che è fatto per unire e non per dividere. E aumenterebbe la confusione e la conflittualità fra le istituzioni piuttosto che la capacità di dialogo e di cooperazione. In questo senso io penso che devolution e centralismo alla fin fine siano due facce della stessa medaglia: qualche regione ricca al Nord va per conto suo mentre per le altre resta l'assistenza dello stato. Non è questo il Paese che vogliamo, e non sono queste le riforme che servono all'Emilia-Romagna e all'Italia.
La seconda considerazione. La conflittualità crescente spiega, almeno in parte, la disaffezione dei cittadini sulla riforma delle istituzioni in senso federale. Ma cresce, in parallelo la consapevolezza nuova che solo partendo dall'unità del Paese si possono attuare forme di autogoverno delle comunità locali e regionali. Ovvero: va bene l'autonomia, ma nell'unità. Va bene più responsabilità a Regioni e Enti locali, ma in un quadro di principi e di solidarietà nazionale.
Per questo io credo che occorra cambiare registro. Mettere da parte il progetto che è ora alla Camera, nato senza alcun serio confronto con le Regioni e le Autonomie. E ripartire non già dalle convenienze di parte ma dall'obiettivo più alto che è quello di costruire uno Stato più efficiente, più vicino ai cittadini, capace di rispondere meglio alle esigenze della società e dell'economia.
Per fare questo non occorre esibire muscoli e chiedere più potere, ma collaborare al buon funzionamento delle istituzioni ad ogni livello.

firma di Vasco Errani

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