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 Attualità > L'impegno dell'Emilia-Romagna per una finanza etica





�Scopri il denaro che sostiene l�alternativa� � il titolo della prima Giornata nazionale della finanza etica e solidale promossa dall�Associazione della finanza etica in collaborazione con la Regione Emilia-Romagna... 

che si terr� a Bologna il prossimo 24 novembre. Ma �, innanzitutto, uno slogan che racchiude una grande idea. L�idea che non c�� un unico modo di fare economia, ci sono anche altre possibilit� per promuovere uno sviluppo pi� giusto, pi� equilibrato, pi� vicino alle esigenze dei popoli. Questa idea di sviluppo � nel dna dell�Emilia-Romagna, la regione che ha fatto della solidariet� e dei diritti sociali e del lavoro uno dei pilastri della propria crescita economica e sociale. La regione che ha accolto la sfida del mercato globale, dell�innovazione, della ricerca di nuove opportunit� competitive, della qualit� delle produzioni e dei servizi. Ma anche la regione dove emerge, come parte significativa del sentire espresso dalle nostre comunit�, una straordinaria presenza del terzo settore, quasi quattrocentomila lavoratori (il 10% degli occupati nelle organizzazioni non profit in Italia) che hanno scelto di produrre reddito con attivit� e progetti attenti alle questioni sociali, all�ambiente, alla cooperazione internazionale, alla promozione umana e culturale. 

In Italia la finanza etica � nata alla fine degli anni Settanta e man mano che si faceva strada la consapevolezza che le ragioni dell�economia possono sposarsi con quelle del rispetto e della dignit� dell�uomo, sempre pi� cittadini hanno cominciato a domandarsi: �chi finanziamo coi nostri risparmi?�. Molti operatori tradizionali hanno cos� iniziato ad offrire proposte di investimento �etiche�, che accanto agli aspetti di rendimento e rischio valutano anche l�impatto socio-ambientale. Oggi sono duecento in 33 Paesi le imprese sostenibili quotate in Borsa. Il loro valore supera i 4.300 miliardi di dollari e si pu� ipotizzare che circa il 10% dei fondi comuni inglesi e statunitensi abbia criteri etici per la scelta degli investimenti. In Italia, a partire dal 1994, grazie all�accresciuto interesse verso il non-profit, diversi comparti della finanza italiana hanno incrementato strumenti o intermediari chiamati �etici�. Si moltiplicano, oltre ai fondi d'investimento, anche opportunit� finanziarie etiche che fanno supporre l'esistenza di un mercato e di investitori socialmente responsabili. Investire in etica dunque sta davvero diventando sempre pi� conveniente anche da noi. 

La finanza etica � uno strumento che sentiamo profondamente nostro e l�adesione alla Banca Etica, che ha iniziato ad operare nel 1999 e di cui siamo soci, � stato il primo passo di una scelta convinta e che sabato prossimo intendiamo rilanciare con forza: la scelta di sostenere un�economia attenta ai riflessi sulla societ� e non solo suddita del profitto. Per esempio, la Regione gi� investe nel lavoro �sicuro chiaro e regolare�, finanziando con 60 miliardi in tre anni le imprese che garantiscono un �marchio di qualit� sociale� del lavoro e delle produzioni. Dobbiamo estendere l�idea di una garanzia di qualit� anche agli investimenti. E grazie a una convenzione siglata nel 1999 fra Regione e Banca popolare Etica, in Emilia-Romagna 257 persone hanno potuto usufruire di �prestiti sull�onore�, per un totale di 1.645.350.000. Si tratta di prestiti erogati a famiglie in difficolt� economiche con figli minorenni, i cui interessi vengono pagati dalla Regione. 

Vorrei concludere tornando alla riflessione iniziale. Viviamo in un �mondo unico� nel quale l�immagine di Bush, del Papa o di uno sportivo di primo piano ci � pi� familiare di quella del nostro vicino di casa. E assistiamo a cambiamenti che creano qualcosa di inedito, cio� una societ� globale cosmopolita in cui mutano i grandi sistemi, come l�ordine finanziario mondiale, ma anche aspetti pi� legati alla sfera della nostra sensibilit� personale e delle nostre scelte etiche. La globalizzazione ridisegna dunque la nostra vita e rimette in discussione idee consolidate. Le nazioni � troppo piccole per i grandi problemi e troppo grandi per quelli piccoli � non si fronteggiano pi�, ma vivono ugualmente rischi e pericoli. E la globalizzazione ha alimentato le contraddizioni, invece che risolverle. Ed � per questo che il nostro mondo ha bisogno di pi� politica e di pi� governo, di istituzioni internazionali capaci di individuare i partners con i quali costruire politiche efficaci e con lo sguardo lungo, che siano volano di un nuovo senso dell�etica e della responsabilit� dell�agire collettivo. 



















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