
Bologna (31 marzo 2008) - Le micro e piccole imprese possono dare un contributo rilevante alla tenuta del sistema Italia: Emilia-Romagna, Marche, Toscana e Umbria da sole rappresentano circa 400 mila piccole e medie imprese, un quarto dell’intero totale nazionale. L’occasione per fare il punto sulle politiche per favorire la crescita e lo sviluppo delle piccole imprese, è stata fornita dall’iniziativa promossa dalla Cna e svoltasi questa mattina a Bologna. Ospiti per le quattro Regioni Maria Rita Lorenzetti presidente dell’Umbria e Gian Mario Spacca delle Marche, Vasco Errani per l’Emilia-Romagna e Federico Gelli, vicepresidente della regione Toscana. L’incontro è stato concluso dal presidente nazionale della Cna, Ivan Malavasi.
La presidente Lorenzetti ha posto l’accento sulla “necessità di superare la visione dell’economia a due velocità tra le imprese all’avanguardia tecnologica e le imprese tradizionali manifatturiere. Le politiche pubbliche devono favorire la crescita delle strategie di filiera e le reti utilizzando a tale scopo sia i Fondi del bilancio regionale sia i Fondi Europei, accompagnando così gli sforzi delle imprese su produzione, design, commercializzazione e logistica per uno sviluppo omogeneo del sistema produttivo”.
“Quello dello sviluppo coeso in una sorta di collaborazione che si sviluppa tra le quattro regioni del Centro Nord è – come ha spiegato il presidente della Regione Marche Gian Mario Spacca – un modello diverso da quello del mezzogiorno e del nord ovest; di maggior successo perché in questi territori le Pmi dimostrano di possedere maggiore capacità di adattarsi ai cambiamenti imposti dal mercato, rispetto alle grandi imprese”.
“Nella direzione di una maggiore competitività va anche l’idea del Distretto Integrato contenuta nei Programmi della Regione Toscana”, ha spiegato il vicepresidente Gelli.
“Noi tutti siamo dentro un processo di trasformazione virtuoso – ha detto il presidente Errani -, che dobbiamo assecondare senza chiuderci a difesa dei nostri confini. Al contrario dobbiamo precedere i mutamenti e renderci protagonisti di un salto di qualità, mettendo sullo stesso piano società, ambiente e sviluppo. Le politiche integrate sono il nostro fattore di crescita, il nostro valore aggiunto, non la competizione sui costi di produzione. E’ una sfida che vuole guardare oltre l’andamento congiunturale, dandosi una strategia che punti su fattori di lungo respiro quali innovazione e ricerca, valorizzazione del capitale umano, internazionalizzazione”.