
Roma (28 maggio 2010) - Presidente Errani, sorpreso?
«Penso che la scelta di rieleggermi sia stata una scelta istituzionale. Non ci scordiamo che la decisione è della Conferenza delle regioni. Evidentemente il lavoro fatto in questi cinque anni è stato ritenuto positivo, e ringrazio tutti coloro che in queste ore mi hanno manifestato apprezzamento».
Non ci nascondiamo dietro a un dito: l'indicazione di Berlusconi ha avuto il suo peso.
«Prendo atto delle parole del premier ma, ripeto, la strada intrapresa è stata quella istituzionale, in piena autonomia».
Francamente: se l'aspettava?
«No, non me l'aspettavo. Ma il ragionamento che conta per me è quello politico».
Così il presidente della Regione Emilia-Romagna Vasco Errani, confermato alla guida della Conferenza dei Presidenti di Regione, commenta la sua nomina in un'intervista al quotidiano Il Resto del Carlino, a firma di De Robertis.
Ricorda quando due mesi fa in compagna elettorale Berlusconi chiedeva voti anche per poi poter avere il presidente della Conferenza?
«Appunto, era campagna elettorale. Poi le regioni hanno imboccato un'altra direzione».
In questi anni alcuni l'hanno accusata di fare il 'sindacalista delle Regioni'.
«E' una battuta circolata in passato. Cercherò di valorizzare fino in fondo il nostro ruolo. Un ruolo politico di primo piano in una repubblica che vuole essere federale, nell'interesse del paese. Non porteremo avanti solo la difesa corporativa dei nostri interessi».
Parlando agli industriali, il premier ha raccontato di aver scritto la manovra insieme a Tremonti, alle parti sociali e agli enti locali. Dov'è la vostra mano?
«Con noi francamente la manovra non è stata scritta. Per quanto ci riguarda, è insostenibile».
Che cosa è che non vi piace?
«Cosa non ci piace? Ma non sa che per il cinquanta per cento quei soldi li mettono le Regioni? Dieci miliardi di euro».
Un bel gruzzoletto. Dove li trovate?
«Facciamo chiarezza. Quei soldi per noi rappresentano servizi essenziali come il trasporto pubblico locale, la manutenzione delle strade, gli aiuti alle famiglie bisognose, i soldi per l'innovazione e per la cassa integrazione».
Quindi?
«E' chiaro che se la cifra resta quella, non erogheremo più questi servizi. Semplice».
Sarete costretti a mettere vostre tasse?
«Non voglio neppure pensare che non sia possibile cambiare la base di discussione del provvedimento. Capiamo che serve una manovra impegnativa, di stampo europeo, ma se allo stesso tempo si dice che vogliamo una manovra equa, allora discutiamone insieme».
Insistiamo: ci dovremo attendere balzelli regionali?
«Il governo dice che non vuole mettere nuove tasse, ripetono tutti i giorni che non hanno messo le mani nelle tasche degli italiani. Se il premier vuole mantenere questa promessa bisogna cambiare quanto detto finora».
Avete proposte alternative?
«Nelle prossime settimane ci confronteremo e diremo la nostra».
Avanzi ora qualche idea.
«Stabilire delle priorità: innovazione, ricerca, rete di piccole e medie imprese. E poi anche lo stato dovrà fare la sua parte».
Si è parlato di eliminazione delle Province.
«Al taglio fatto così, sulla base del numero degli abitanti non sta in piedi. Bisogna ragionare su che cosa serve e che cosa non serve».
Ma le province servono?
«Se ne sono fatte troppe in questi ultimi ultimi anni. Partiamo da lì».
Dia una risposta secca: vanno abolite o no?
«No, non vanno abolite. Servono come corpo intermedio».
Parliamo di federalismo fiscale. Lei ha capito se fa risparmiare o sarà un costo aggiuntivo?
«Bisogna esaminare con attenzione il quadro complessivo della finanza pubblica, e passare dalle parole ai fatti. In ogni caso i tagli disposti dalla manovra potranno avere una ricaduta negativa sul federalismo fiscale».
Quindi risparmieremo?
«Non mi convince l'affermazione astratta per cui risparmieremo sulla spesa pubblica, ci saranno meno tasse e più risorse per tutti».
In pratica un l'Eldorado.
«Appunto. Diciamo un miracolo difficile da realizzare».
L'Emilia-Romagna ci guadagnerà?
«Come noto siamo una delle regioni che dà di più di quanto prende. Dobbiamo costruire un sistema che riconosca questo ma nello stesso tempo che attraverso la perequazione garantisca l'unità del paese».
Quindi tutti leghisti...
«Siamo emiliano-romagnoli, e faremo la nostra parte di gente che guarda al futuro delle nostra terra sapendo che sta dentro un paese».
Ha già sentito Berlusconi?
«Non, ancora no. Penso che ci sentiremo nei giorni prossimi».
Adesso le toccherà andare a palazzo Grazioli...
«No, andrò a palazzo Chigi, come ho sempre fatto finora».