
Comunicati StampaBologna (16 dicembre 2009) - Sette voci sull'Emilia-Romagna che cambia, che si evolve alle prese con la crisi economica, dal presidente della Regione Emilia-Romagna Vasco Errani al numero uno della fondazione Carisbo Fabio Roversi Monaco. Li ha interpellati il direttore del Corriere della Sera Ferruccio de Bortoli, a Palazzo Magnani, all'indomani della pubblicazione in allegato con il quotidiano di «Italie - Emilia-Romagna»: un focus sul territorio attraverso l'economia, la cultura, i protagonisti - riportato dal Corriere di Bologna in un articolo a firma di Pierpaolo Velonà.
In platea anche l'ex premier Romano Prodi con la moglie Flavia. Dice de Bortoli che «c'è un Italia che non appare molto, e noi volevamo raccontare le eccellenze e l'evoluzione della classe dirigente del nostro paese traendone indicazioni per il prossimo stadio». E l'Emilia-Romagna è un pezzo di questo Stivale creativo. Che pure non ignora le ombre. «Sta andando tutto bene? Non è così - riconosce Errani - Siamo dentro una crisi pesante e il rischio occupazionale sarà ancora più grave nei prossimi mesi. La crisi cambierà i nostri assetti produttivi e le condizioni sociali». Un intoppo negli ingranaggi dello sviluppo, ma anche una sfida. «Dobbiamo aggredire i cambiamenti, non aspettare la ripresa continua il governatore - altrimenti la divisione internazionale del lavoro ci farà scendere di ruolo. Bisogna inventare nuovi settori produttivi, rinnovare la governane pubblica. E serve una rete di ricerca capace di confrontarsi con il mondo». Tre punti che sembrano un programma di mandato, in attesa delle regionali 2010. Ma Errani va oltre: la vera battaglia, in caso di vittoria alle elezioni, sarà per la qualità ambientale. «Nella nostra regione è un problema serissimo. La valle padana è una delle più inquinate d'Europa. Non dimentichiamo che la qualità ambientale attira investimenti dall'estero». Anche perchè, aggiunge «noi non siamo in competizione con il Veneto o con la Lombardia, ma con ampie aree del mondo».
Perchè le cose funzionino, però, bisogna anche superare le rivalità intestine: «Sembriamo tanti galletti che combattono tra di loro - dice Roversi Monaco - Serve un momento unificante». Poi l'appello a Errani: «Per far prosperare le industrie ci vuole chiarezza amministrativa: un sistema legislativo che si occupi di meno cose, chiaro ed essenziale, che eviti gli errori commessi a livello nazionale». Le imprese, dal canto loro, raccontano di un anno difficile. Graziano Verdi, presidente di GranitiFiandre, azienda leader nel distretto ceramico, dice che «le banche faticano a erogare il credito perché sono occupate con i debiti dei grandi soggetti». Ma alcuni mercati Francia, Germania, Scandinavia - hanno comunque garantito una boccata d'ossigeno.
Marco Palmieri di Piquadro consiglia un «trucco» ai piccoli imprenditori: «Le imprese di qualità possono arrivare ai consumatori grazie a Internet: non bisogna più essere dei colossi per coprire i mercati esteri». Giovanna Furlanetto, presidente di Furla racconta dei suoi 200 dipendenti in Giappone, dei suoi assunti con un età media di 32 anni, quasi tutte donne: «Non dimentichiamo gli aspetti etici del fare impresa». E mentre l'economia si confronta con una dimensione globale, Pierluigi Stefanini, numero uno di Unipol gruppo finanziario, fissa l'obiettivo perle coop:«Devono mantenere intatto il legame con il territorio, oltre che una tensione alle relazioni umane». Si parla anche della nuove frontiere aperte dall'alta velocità. Nota de Bortoli:«La Tav sta già cambiando lo stile di vita delle persone». E Andrea Babbi, ad di Apt servizi, l'azienda regionale per il turismo, si mostra ottimista: «Qui siamo riusciti ad aggredire la crisi, superando i deficit dell'Est, l'agenzia nazionale del turismo, i cui uffici sono disperati e dispersi per l'Europa».