
L’aggressione ad alcuni studenti da parte di un gruppo di nazifascisti, avvenuta a Bologna, è un fatto gravissimo e tutt’altro che isolato, un episodio che non va sottovalutato e anzi deve portarci ad una riflessione. La violenza legata a contrapposizioni radicate nell’ideologia, mai realmente sopita nel nostro Paese, sta vivendo in questo periodo una recrudescenza che preoccupa. Le aggressioni si moltiplicano e, spesso, tali gesti di inciviltà sono messi in pratica a margine di pacifiche manifestazioni di protesta, stadi calcistici, luoghi affollati che nulla hanno a che vedere con una simile concezione violenta.
L’episodio di Bologna, per il quale voglio esprimere la mia solidarietà ai ragazzi feriti, è ancora più grave in quanto scaturito da un’identificazione dei giovani aggrediti con un valore comune, quello della Resistenza, su cui deve trovare fondamento la stessa convivenza civile e democratica sancita dalla nostra Carta costituzionale.
Il passato del nostro Paese, anche recente, ci insegna che la cultura dell’odio e della contrapposizione cieca può portare a derive incontrollabili. Allo stesso tempo credo che disinvolti revisionismi storici, spesso basati su assunti non scientifici, possano dare respiro ad equivoci e pericoli. I giovani, tutti, hanno il diritto di essere protetti da tali pericoli e noi sappiamo che ciò può accadere solo se prevalgono i codici morali che hanno sempre caratterizzato la nostra comunità: democrazia, rispetto, rifiuto della violenza e di ogni razzismo.