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07/07/2010

"La lezione di quei ragazzi del 7 luglio"

 Bologna (7 luglio 2010) - "Ci sono delle parole come lavoro, libertà e democrazia, che racchiudono il senso della nostra storia, di ieri e oggi. Non a caso sono i termini scelti per celebrare i fatti del 7 luglio 1960 quando, in una manifestazione sindacale, cinque operai reggiani furono uccisi dalle forze dell'ordine". E' l'incipit del commento, a firma del presidente della Regione Emilia-Romagna Vasco Errani, pubblicato oggi dall'Unità. "Per ottenere il pieno rispetto di diritti costituzionali, c'è voluto il sacrificio di giovani vite umane. Erano nel posto giusto al momento giusto, come commentò il fratello di Ovidio Franchi, una delle vittime, per bloccare una svolta autoritaria nella Repubblica nata dalla Resistenza. Lo capirono quei giovani che reagirono a Genova, e poi a Reggio Emilia e in altre città a tentazioni autoritarie. Quando torniamo a quegli anni proviamo rabbia, dolore. Ma anche riconoscenza. Ricordarci di quei ragazzi, raccontare i rischi che la democrazia ha corso, come direbbe lo scrittore Paolo Nori, è un modo per farne 'vendetta', perché non si costruisce il futuro facendo finta che il passato non sia mai esistito".

"Io vorrei cogliere due insegnamenti dalla memoria di quel sacrificio di altissimo valore civico. Il primo è la forza da protagonisti dei giovani, che anche allora erano definiti distanti dalla politica, indifferenti, prigionieri della cultura del disimpegno. E invece furono proprio loro ad esporsi, mettendo in moto una reazione politica che portò alla caduta del governo Tambroni.
Quei ragazzi costruirono un ponte tra la lotta di liberazione dal fascismo e le conquiste del movimento operaio e studentesco degli anni successivi. Per questo è giusto ricordare ai giovani d'oggi che i diritti, nella nostra tormentata storia politica non sono mai stati regalati, che devono essere continuamente difesi. E oggi non mancano i motivi di allarme: basti considerare la crisi e gli attacchi che coinvolgono le istituzioni democratiche, la magistratura, l'informazione, il lavoro, i principi costituzionali".

"Il secondo insegnamento è questo: quei giovani ci dicono ancora oggi che c'è una differenza tra i torti e le ragioni, tra chi forza il sistema democratico per volgerne l'assetto a proprio vantaggio e chi va in piazza per difendere i diritti e il lavoro. Non a caso si cerca di affermare l'idea che le istituzioni siano un peso, un costo da tagliare, e allo stesso tempo si vuole un lavoro povero e precario".

"Non è questa la società che vogliamo portare nel futuro, in un mondo nuovo: ma è quella basata sul lavoro, la libertà e la democrazia che difendevano quei ragazzi del 1960".