
Reggio Emilia (14 giugno 2010) - "Lavoro, libertà e democrazia". Queste la parole d'ordine della serie di iniziative con cui Reggio Emilia si appresta a celebrare il cinquantesimo anniversario dei fatti del 7 luglio 1960 quando, nel corso di una manifestazione sindacale, cinque operai reggiani (Lauro Farioli, Ovidio Franchi, Emilio Reverberi, Marino Serri, Afro Tondelli), tutti iscritti al Pci, furono uccisi dalle forze dell'ordine. In una nota inviata alle istituzioni reggiane, il presidente della Regione Vasco Errani commenta: "Il 7 luglio rappresenta un momento di dolorosa svolta per la nostra storia recente e un vulnus per la democrazia italiana come per la città di Reggio Emilia, che con i suoi morti contro Tambroni e per il lavoro sbarrò la strada ad un ritorno autoritario. A cinquant'anni da quel tragico luglio vogliamo affermare il valore della memoria e della riconoscenza a quei giovani, necessarie alla promozione dei valori di libertà e democrazia inscritti nella nostra Carta costituzionale".
L'esercizio dei diritti costituzionali, prosegue Errani, "è requisito non negoziabile di una moderna democrazia e la loro affermazione un dovere civico specialmente nei momenti critici della storia del Paese". Perciò, conclude il presidente, "questo anniversario rappresenta per tutti noi un momento di altissimo valore civico".
Per la ricorrenza si terranno una serie di eventi di respiro nazionale, che prenderanno avvio giovedì prossimo a Roma con un convegno a Palazzo Marini. Altri momenti di approfondimento - convegni, spettacoli, incontri, proiezioni - si svolgeranno dal 7 al 9 luglio prossimi non solo nel capoluogo emiliano, ma anche a Roma, Catania, Palermo e Genova (il calendario completo delle iniziative è reperibile sul sito www.istoreco.re.it/setteluglio). Gli eventi a Reggio sono organizzati da Comune, Provincia Regione, Cgil, Cisl e Uil, centro studi R60, Istituto Cervi, Arci, Istoreco, Fondazione Giuseppe di Vittorio, Arci, Anpi, Boorea e Fondazione Aregntina Altobelli.
Per il sindaco di Reggio Graziano Delrio, "è un modo per rivedere e rivisitare la storia dell'Italia di quel tempo, una storia che ha ancora tanto da insegnarci, e un modo per ribadire il nostro impegno nella difesa della democrazia dei diritti civili e delle libertà, e soprattutto del futuro per i nostri giovani che hanno bisogno di forti capisaldi come quelli costituzionali".
Secondo la presidente della Provincia Sonia Masini, "questa vicenda è ancora un simbolo per Reggio e lo è in modo profondo. La difesa della Costituzione è un'altra frontiera ma bisogna difenderla in modo pacifico e democratico perchè non vogliamo altri martiri. L'importante è tramandare anche ai giovani di oggi il sistema di valori dei ragazzi di cinquant'anni fa". Il segretario della Cgil reggiana Mirto Bassoli sottolinea il valore della mobilitazione sindacale che ha "di fatto impedito un ritorno autoritario delle forze sconfitte dalla Resistenza", mentre per il presidente di Istoreco Mirco Carrettieri "quei fatti si sono svolti in un contesto di svolta per la nostra città e per il Paese ed è quel contesto che bisogna recuperare, affinchè i giovani tornino ad essere un soggetto attivo".
Commosso l'intervento di Enrica Ferrari, moglie di Lauro Farioli, rappresentante delle vittime: "I nostri ragazzi - dice - sono ancora in attesa di giustizia dallo Stato". Il vice-questore Giulio Cafari Panico infatti, a capo degli agenti di polizia, fu successivamente processato ed assolto dalla Corte d'assise di Milano con formula piena, poichè non fu ritenuto responsabile dell'ordine di usare violenza verso i manifestanti. I tentativi di revisione del processo richiesti dall'Anpi, come pure l'avvio di un'inchiesta parlamentare sui fatti del 7 luglio, perorata dai parlamentari reggiani, sembrano essere ad un punto morto.