
Roma (13 giugno 2010) - Le Regioni lanciano contro la manovra del Governo una mobilitazione che si preannuncia combattiva e risoluta. Dopo lo scontro che si è consumato giovedì scorso fra i presidenti e il ministro Tremonti contro "l'insostenibilità" delle misure anticrisi, oggi il presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, rilancia: la manovra sia "più equa" e "coinvolga tutti i livelli istituzionali della Repubblica. Soprattutto, abbia il minore impatto possibile sui servizi ai cittadini e alle imprese". Come primo atto operativo, ha convocato per martedì 15 giugno una Conferenza straordinaria. A distanza, da Levico Terme, dove è intervenuto alla Festa nazionale della Cisl, il ministro Tremonti commenta: "Fino ad ora alle Regioni è stato dato, se si fermano per un giro non è che succede...".
In mattinata il ministro aveva criticato i criteri per l'assegnazione dei fondi da parte del Viminale (ma non per colpa dei funzionari ma dei legislatori) ai Comuni. "Vi sembra civile un Paese che dà un punto di Pil a metà dei Comuni in base a criteri che nessuno conosce?" aveva detto.
"Nessuno mette in dubbio - osserva però Errani - la fase difficile attraversata dal Paese e la necessità di interventi finanziari adeguati, ma occorre costruire una manovra equa. Dopo gli incontri con le forze politiche, i capigruppo parlamentari di maggioranza e opposizione e dopo il confronto con le parti economico-sociali presenteremo le nostre proposte, partendo da una condivisa assunzione di responsabilità. Spiegheremo, dati alla mano - annuncia ancora - ai cittadini, alle organizzazioni sindacali, alle associazioni rappresentative del mondo produttivo, a forze politiche e mezzi di informazione le conseguenze della manovra".
Anche Roberto Formigoni, presidente della Lombardia, ribadisce le critiche e parla di "manovra squilibrata". "Alle Regioni - spiega - viene chiesto un contributo del 50%, che si avvicina al 60% contando Province e Comuni. Ai ministeri, cioè allo Stato, la manovra chiede sacrifici attorno all'1-1,5%. Le Regioni sono le uniche ad aver diminuito i debiti del 6%, i ministeri invece li hanno aumentati. Siamo all'accanimento contro le Regioni, ai ministeri tocca solo una pettinatina. L'unico risultato immediato è quello di spazzare via il federalismo fiscale".