
Non un gesto provocatorio per un dissenso politico sulle scelte del Governo, non una polemica strumentale ma un atto che esprime preoccupazione, un esercizio di responsabilità per la condizione che si verrà a creare se questa manovra dovesse essere applicata così come illustrata. Deve essere chiaro il motivo che mi ha spinto, insieme a tutte le altre Regioni italiane, a proporre la restituzione delle deleghe al Governo se non verrà corretta la manovra finanziaria.
Da tempo, sin dalle prime illustrazioni, stiamo avvertendo il Paese che la manovra proposta è insostenibile, perché priva le Regioni di funzioni e servizi ai cittadini e alle imprese. Dunque, abbiamo deciso di chiedere che torni nelle mani dello Stato la gestione di competenze ora affidate alle Regioni quali quelle su lavoro, polizia amministrativa, incentivi alle imprese, protezione civile, energia, trasporti, salute, opere pubbliche, agricoltura, viabilità, ambiente e altro ancora. Materie fondamentali per la nostra vita di tutti i giorni.
Tutto ciò per una ragione molto semplice: l'insieme di queste competenze vale circa 3.186 milioni di euro, e solo nel 2011 il taglio alle Regioni è di 4.000 milioni di euro. E sull'Emilia-Romagna la forbice peserà per oltre 600 milioni di euro. Ci rendiamo conto che si tratta di un'iniziativa forte, ma questa è la condizione in cui ormai ci troviamo.
Allo stesso tempo chiediamo che si istituisca immediatamente una commissione straordinaria per valutare le spese di funzionamento, tutti i costi gestionali, quindi anche i cosiddetti sprechi, congiuntamente tra Governo e Regioni. Vogliamo fare fino in fondo la nostra parte, verificando i reciproci comportamenti che riguardano lo Stato e le singole Regioni.
Il Paese deve capire la gravità del momento, i problemi creati dalla crisi economica, ma deve avere anche ben chiaro che questa manovra, oltre a creare recessione, non è equa e mette seriamente a rischio i servizi essenziali per tutti. Solo se il Governo deciderà di adottare e perseguire princìpi di equità, tutte le Regioni, compresa l'Emilia-Romagna, sono pronte ad affrontare da subito i necessari sacrifici.