
La sentenza della Corte costituzionale sui provvedimenti del Governo sulla scuola pubblica, dà riconoscimento di validità ai problemi sollevati dalle Regioni, dall’Emilia-Romagna in particolare, sulle decisioni del governo in merito al dimensionamento della rete scolastica.
Di fatto questa decisione fornisce una ulteriore precisazione della linea di demarcazione dei poteri di Stato e Regioni, fra ambiti esclusivi ed ambiti di legislazione concorrente, confermando che le Regioni hanno piena titolarità, nel quadro dei principi di legge, sul tema della organizzazione della rete scolastica e che quindi lo Stato non può in via regolamentare, come invece previsto dalla Legge 133/08, condizionare le loro autonome scelte.
Al di là del significato giuridico della pronuncia va colto un segnale politico rilevante: il tema scuola, come altri del resto, così importante per la difesa e lo sviluppo dei diritti di cittadinanza dei giovani, non può essere affrontato in termini di puro risparmio, con atti prevaricanti ed illegittimi.
I territori vicini agli interessi delle persone vanno coinvolti e rispettati nelle scelte che riguardano la fruibilità e l’ottimizzazione del servizio scolastico, secondo il dettato costituzionale. Mi auguro che da questa vicenda il Governo voglia cogliere un segnale più generale che riguarda la scuola; la necessità che il confronto e l’ascolto siano sempre presenti ed attivi, troppo importante il futuro dei giovani per essere gestito in arroccamento sulle proprie prerogative, le istituzioni sono chiamate a creare insieme le condizioni ottimali per la generalizzazione e la qualificazione della scuola.
Il Governo e il Ministro non minimizzino questa sentenza tutt’altro che marginale nei suoi significati, e riattivino immediatamente un programma di lavoro che corrisponda alle esigenze formative dei ragazzi, delle ragazze, delle loro famiglie.