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Immigrati e diritto alla salute

Sono del tutto contrario alla misura che il Governo ha annunciato per far sì che i medici  possano denunciare gli immigrati irregolari che si rivolgono ai servizi sanitari. La considero una norma ingiusta e gravemente discriminatoria, che mette in difficoltà persone che hanno bisogno, che colpisce la loro salute insieme a quella di tutti noi. Infatti, se approvato, un tale provvedimento significherebbe almeno tre cose:

-         un pericolo concreto per la salute dell’immigrato, che piuttosto che rischiare preferirà non curarsi o farlo in proprio, fuori controllo. E ciò riguarderà intere famiglie: basti ricordare che, secondo le norme della Bossi-Fini, se un immigrato perde il lavoro dopo sei mesi entra in irregolarità, e con esso tutti i suoi familiari compresi i figli minori. Una eventualità concreta per molti, in tempi di crisi produttiva;

-         un rischio per l’intera comunità, poiché il mancato accesso alle strutture da parte di stranieri irregolari determina l’impossibilità di tenere sotto controllo fenomeni legati a pericolose malattie infettive, quali la tubercolosi;

-         si mettono in difficoltà gli stessi operatori sanitari, indotti a svolgere una funzione ben diversa dalla propria e lontana dalla deontologia professionale di chi ha scelto di curare il prossimo.

Ricordo infine che il diritto alla salute per tutti, senza distinzioni, è scritto nella Costituzione repubblicana e che questa è la nostra Carta fondamentale. Una Carta che la Regione Emilia-Romagna difenderà con fermezza anche in questi tempi difficili, spesso dominati da atteggiamenti ideologici di propaganda e strumentalizzazione.