Vasco Errani - Il presidente della Regione Emilia-Romagna

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Il corsivo

La strada dell'integrazione

I nuovi cittadini in Emilia-Romagna, dicono i dati del recente Dossier Caritas-Migrantes, sono ormai un dato strutturale, un apporto imprescindibile dal punto di vista culturale e sociale, oltre che economico. Le nostre politiche per l’integrazione devono affrontare un fenomeno che cresce a ritmi impensabili sino a poco tempo fa. In questa regione mediamente un emiliano-romagnolo su dieci proviene da un altro Paese, ma la percentuale sale notevolmente se consideriamo le aree urbane a maggiore densità di residenti stranieri. Il tutto in un quadro di integrazione positivo, che registra già 100 mila carte di soggiorno, ovvero lavoratori e famiglie di immigrati che si sono stabiliti da almeno 5 anni in Emilia-Romagna. Una presenza che si trova ad affrontare quotidianamente regole, diritti e doveri fondamentali per una convivenza civile.
Purtroppo, osserviamo che in questo momento il contesto generale non favorisce il necessario processo di integrazione. Gli episodi di intolleranza, quando non di conclamato razzismo, si moltiplicano e le cronache della nostra regione non fanno eccezione, anche se in misura minore rispetto al contesto nazionale. Se è dunque scorretto generalizzare partendo da episodi sporadici, altrettanto sbagliato sarebbe minimizzare dei segnali di insofferenza e xenofobia che vanno sempre tenuti sotto controllo.
D’altra parte credo che la necessaria integrazione, obbligo richiesto dall’Unione europea, non sia aiutata neanche dalle attuali politiche governative. Basti citare la cancellazione del Fondo nazionale per l’integrazione di 100 milioni, per finanziare il taglio dell’Ici, o la riduzione del Fondo per le politiche sociali da 950 a 650 milioni.
E ancora meno utili sarebbero provvedimenti come l’adozione di differenziazioni scolastiche per i bambini immigrati. Credo che questa sia la strada peggiore per affrontare un fenomeno di tale indiscutibile importanza.