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Il corsivo

Per Ilaria, Miran e gli altri

Sono passati ormai 14 anni dalla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, assassinati a Mogadiscio, in Somalia, mentre indagavano su traffici d’armi e rifiuti tossici. Ancora oggi non è stata fatta chiarezza sul duplice omicidio dei due inviati Rai che, col loro sacrificio, hanno onorato la professione giornalistica.
Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ha conferito loro in Campidoglio la Medaglia d’Oro al Merito Civile alla memoria, onoreficenza richiesta anche da me personalmente per diversi motivi.
Il principale dei quali è che Ilaria e Miran, cui è dedicato il Premio giornalistico che si svolge a Riccione e che ad essi è intitolato, sono il simbolo di un giornalismo indipendente, realizzato con onestà e spesso esposto a rischi anche elevati.
Sono tantissimi i Miran e le Ilaria che ogni giorno in ogni parte del mondo lavorano per informarci, e che non raramente pagano l’esercizio di questo diritto elementare con la vita o il carcere. Proprio in questi giorni è ricorso il secondo anniversario della morte della russa Anna Politkovskaja, e non si può certo dire che ogni mistero sulla sua morte sia stato svelato. La Federazione Internazionale dei Giornalisti stima che siano almeno 170 le persone morte al mondo nel settore dell’informazione, nell’anno appena trascorso. Ad essi si sommano centinaia di giornalisti imprigionati, perseguitati e spicca un inedito interesse della repressione verso i nuovi media, specie in Cina.
A Conselice, nei giorni scorsi è stato celebrato l’anniversario del monumento alla Stampa clandestina e alla Libertà di stampa. Sono stati ricordati il sacrificio, durante il periodo della Resistenza, di quattro tipografi partigiani e il lavoro di oltre 140 donne e uomini, impegnati nel complesso delle tipografie clandestine della Bassa Romagna. Erano persone che avevano un ideale e sognavano un Paese libero e democratico. I loro sogni forse non erano dissimili da quelli di Ilaria e Miran.